Neive
Vigio èr panatè ‘d Rèvèl
Eccolo
che spunta puntuale con il discendere delle sbarre del passaggio a livello. Segnalano o l’arrivo o il passaggio di un treno. Non è un ferroviere, è Vigio
il panettiere di Lucio ‘d Rèvèl.
Esce
dal portone del cortile che dà sulla strada della Chiesa, ma lui non va verso
la Chiesa ,viene verso la provinciale e si appoggia all’angolo della casa.
Rimane per pochi minuti, e poi via lesto a dare un’occhiata al forno. Se non è
ancora ora di sfornare ritorna sul “canton”a “fè babola” a salutè Nino “ er
feroviè” che sfreccia in bicicletta nel sentiero vicino alle rotaie verso la
galleria per girare lo scambio. A volte ,al tabellone delle pubblicità fissato
alla barriera di cemento della strada ferrata, c’è da leggere un manifesto da
morto oppure di una festa di paese che sta affiggendo Abaldo il tipografo,
allora bisogna fare attenzione perché nel forno c’è il pane che non aspetta e
Abaldo “o rè un co ra conta vronté”. Se lo vedi correre via è perché sta per
scadere il tempo di cottura. Con la sua bustina bianca da copricapo che
pubblicizza il fornitore di lievito , la camicia infarinata e i pantaloni a quadrettini bianchi e grigi per mimetizzare
la farina sembra un folletto dei boschi: Ora c’è ora non c’è più. Di lavoro ne
fa tanto Vigio, perché con la scusa che ha tempo ,aspettando “ra cocia dra
fornà” ,lo chiama Lucio per buttare le fascine sulla cascina per far fuoco, lo
chiama Maria(moglie di Lucio) : “ svoidme sa gavia Vigio per piasì” Lo chiama Ginota,”fomra der maslé Felicin”
:<”Vigio , pèr piasì porta sa tripa a Felicin.>” Sempre con quel passo veloce, riesce a far tutto con un sorriso senza mai perdersi in chiacchiere, o se c’è
na madama o madamin la saluta andando via. Si scusa e dice<“Ca mè spéta in
momént”!> Quando torna, sono andate via ,
ma lui sorride, sa che sono comprensive, il suo lavoro è così!
Dopo
avere sfornato il pane bisogna pulire il forno e passare lo “ pnass” . Nel pomeriggio Vigio va a fare un
sonnellino , poi prepara un po’ di “torcèt , panin e galucio “. I grissini li
fa il mercoledì, così ci sono per il giorno di mercato. Madama Marietta “ ra
Fnoui” che è nata a Trezzo e a resta ra mama ‘d Lucio e Felicin, quando prepara
i grissini lo va ad aiutare a stirarli e gli da consigli su quanto olio deve
mettere. Quando son cotti ne prende due ancora caldi e va a sedersi sulla sedia
di vimini che Maria ha messo davanti al negozio. Alle donne che entrano dice:<
I grisin ‘d Vigio rièss fina a mangiéie mi, che son sènsa dènt”.

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