martedì 11 febbraio 2014

Vigio èr panaté 'd Rèvèl

 Neive
 Vigio èr panatè ‘d Rèvèl

 Eccolo che spunta puntuale con il discendere delle sbarre del passaggio a livello.  Segnalano o l’arrivo o il passaggio di un treno. Non è un ferroviere, è Vigio il panettiere di Lucio ‘d Rèvèl.
Esce dal portone del cortile che dà sulla strada della Chiesa, ma lui non va verso la Chiesa ,viene verso la provinciale e si appoggia all’angolo della casa. Rimane per pochi minuti, e poi via lesto a dare un’occhiata al forno. Se non è ancora ora di sfornare ritorna sul “canton”a “fè babola” a salutè Nino “ er feroviè” che sfreccia in bicicletta nel sentiero vicino alle rotaie verso la galleria per girare lo scambio. A volte ,al tabellone delle pubblicità fissato alla barriera di cemento della strada ferrata, c’è da leggere un manifesto da morto oppure di una festa di paese che sta affiggendo Abaldo il tipografo, allora bisogna fare attenzione perché nel forno c’è il pane che non aspetta e Abaldo “o rè un co ra conta vronté”. Se lo vedi correre via è perché sta per scadere il tempo di cottura. Con la sua bustina bianca da copricapo che pubblicizza il fornitore di lievito , la camicia infarinata e i pantaloni  a quadrettini bianchi e grigi per mimetizzare la farina sembra un folletto dei boschi: Ora c’è ora non c’è più. Di lavoro ne fa tanto Vigio, perché con la scusa che ha tempo ,aspettando “ra cocia dra fornà” ,lo chiama Lucio per buttare le fascine sulla cascina per far fuoco, lo chiama Maria(moglie di Lucio) : “ svoidme sa gavia Vigio per piasì”  Lo chiama Ginota,”fomra der maslé Felicin” :<”Vigio , pèr piasì porta sa tripa a Felicin.>” Sempre con quel passo veloce, riesce a far tutto con un sorriso senza mai perdersi in chiacchiere, o se c’è na madama o madamin la saluta andando via. Si scusa e dice<“Ca mè spéta in momént”!>  Quando torna, sono andate via , ma lui sorride, sa che sono comprensive, il suo lavoro è così!

Dopo avere sfornato il pane bisogna pulire il forno e passare lo “  pnass” . Nel pomeriggio Vigio va a fare un sonnellino , poi prepara un po’ di “torcèt , panin e galucio “. I grissini li fa il mercoledì, così ci sono per il giorno di mercato. Madama Marietta “ ra Fnoui” che è nata a Trezzo e a resta ra mama ‘d Lucio e Felicin, quando prepara i grissini lo va ad aiutare a stirarli e gli da consigli su quanto olio deve mettere. Quando son cotti ne prende due ancora caldi e va a sedersi sulla sedia di vimini che Maria ha messo davanti al negozio. Alle donne che entrano dice:< I grisin ‘d Vigio rièss fina a mangiéie mi, che son sènsa dènt”. 

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