Dai Ronch si vede il
Tanaro di Magliano e Rélio vide che il fiume era tranquillo. Le albere
ondeggiavano leggere, accarezzate dalla brezza mattutina, voli d’uccelli
annunciavano una buona giornata. Pinin, il padre, uscendo dalla stalla osservò
affettuosamente la partenza dei figli con la carretta e la mucca e alzando una
mano ricordò:”in poch èd brot per i conij…” Gidio e Relio, altrettanto
garbatamente salutarono e annuirono. Gidio, seduto dietro era già pronto a
frenare nella leggera discesa del “sapèl”,Relio procedeva davanti. Nella strada
dei “Gorèij” che conduceva al Porto di Barbaresco si incrociava “èr mond!”, cartoné,
mediator, negossiant,préve,frà e sgnorèt e anche “ghigne” da lestofant. Per
tutti, i due fratelli avevano un saluto:”bondì, uèi!, ‘svoghima. I “pescao” si
infilavano nel boschetto della riva del fiume e raggiungevano il loro “Navèt”(tipica
barca da fiume spinta con un bastone).
Relio sorrideva quando sentiva “sfèrfojé”(movimenti nel
sottobosco) nella penombra, e “torcianda in sigarèt” (preparando una sigaretta),
da seduto sul bordo della carretta, commentava con Gidio, per farsi sentire:
“Scì o saralo vnì per bolé o a pesché?” (questo qui,sarà venuto per funghi o
per pescare?) Gidio rinforzava la dose di sarcasmo:” o sarà vnì a voghe se Tane
o mèna crèm”! (sarà venuto a vedere se l’acqua del Tanaro sta gelando!”
Sapevano bene che quel boschetto era frequentato da pescatori di frodo che
nascondevano “trémaj”(rete con canna per pescare) cestini con Squarssasac,
arboréle e anche anguille, per riprenderli “ anto scur”(nel buio). Prima
passavano al porto a recitar la parte dei pescatori amatoriali a cui non
piacevano i pesci del Tanaro. Gidio li aveva nominati “mangia pèss a tradimènt”.
Sistemata la mucca, Relio si avviò al traghetto e trovò Rico, il cugino che
trafficava alla fune. Lo sentì arrivare e subito: “vèn vèn che a rè na giornà
marca léon! a rè scarùcolasse già due vote.”( Vieni vieni che è una giornata
speciale! Si è gia scarrucolata due volte.) Rico era il cugino fratello di
Gino, anche loro Agnelli, addetto come tutti, a turno, al traghetto. Scalzo,
pantaloni arrotolati al ginocchio e ra “cica”(mozzicone) ridotta al solo pezzo
di cartina appiccicato alla “bochéra”(angolo della bocca ingiallito dal
tabacco), era di poche parole e da “bon giaj”(buon rosso di capelli) caustico e
speciale. Nel riparare la carrucola raccontò col suo stile asciutto: Stamattina
l’ho già vista bella. “Ra manbruja” ha gettato in acqua un frate! Quando il
traghetto era fermo o aspettavi o se volevi andavi alla “ciusa” (alla chiusa e
guadavi bagnandoti i piedi. Quella mattina arrivò un Frate da Neive e aveva fretta.
Rico che non era tanto da Chiesa e anzi, malsoppportava “si vestorgnon”(le
vesti dei religiosi gli disse “s’o rà pressa co passa a pé da ra ciusa!”(se ha
fretta passi a piedi dalla chiusa).Questo che pur non aveva calze e solo i
sandali, essendo “frà descaoss” ( frate scalzo) : “o mi dispiacerebbe bagnarmi!”
Rico, senza tante cerimonie “so nèn cos féjé”!
Ogni tanto passava al porto una donna che gli Agnelli,
gran poeti nel rinominare le persone avevano soprannominato la “Mambrujia”
(donna robusta e nerboruta).Donna forte ma di cuore, disse al frate, che tra
l’altro era “scrossirèt”(mingherlino), se voleva che lo portasse in spalla
sull’altra riva. Il Frate accettò e ringraziò. I due si avviarono alla chiusa
ma dopo poco tornarono prima lei e poi lui tutto bagnato. Rico che era uno che
si faceva gli affari suoi alzò gli occhi e intuì cos’era successo.
Quando furono in mezzo al Tanaro, la donna con l’acqua
alla coscia e il frate sulle spalle, lui forse preparando un’avance commentò”
ringrassianda o Signor e ra Madona, son mai sta a caval a na dona!” La donna
non apprezzò e ribatte con humor umido:”Bèn, mi ringrassianda o Signor e san
Francèsc èt camp con èr bale ar frèsch.” Relio quando sentì il racconto della
donna,giorni dopo, rise sommessamente e malignò:” “Gli è andata bene che non ha
bagnato i calzini!”.

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