Sentii pigolare e alzai gli occhi. Erano tornate le rondini ma esprimevano preoccupazione, non gioia .Capii guardando l’angolo della casa. Vi erano delle “marche”, ricordavano nidi passati. Qualcuno li aveva distrutti, che noia davano?
Osservando l’andare e venire delle rondini,prima una poi due poi tre compresi la preoccupazione di quegli esseri così perfetti. Eran tornati dopo aver superato mille pericoli e avevano trovato il nido che speravano pronto ad ospitare le uova con i loro figli ,distrutto. Constatazione della cattiveria dell’uomo e subito un conciliabolo sul da farsi. Altre amiche eran venute a far visita e avevano comunicato la loro stessa condizione: Nido distrutto,uova pronte ad essere deposte , maltempo in arrivo. Non c’era tempo per disperarsi occorreva darsi da fare per ricostruire. Ron venne a dire che aveva trovato una pozza che sarebbe servita come fornace per la malta e depositò il primo mattoncino. Volò via dicendo a Dine di fermarsi un attimo sul bordo rimasto. Si scambiarono un rapido bacino.
Prima di sera ,con la collaborazione di altre famiglie avevano ricostruito mezzo nido .In attesa della solidificazione riposarono sul cornicione.
Un cane ,con una catena troppo corta mi abbaiò svogliatamente. Fu però sufficiente a far uscire dalla stalla un Cichinot con la caplina e i lineamenti mongolini.Alto come un bambino mi venne incontro quasi mi avesse sempre conosciuto ,mi prese per mano e < ven a voghe er mè bocinot pena nà!> .Lasciai cadere sull’erba la cassetta di legno con “frisa boton e bindej per camisa” e lo seguii. La stalla era buia per i vetri ingialliti dall’alitare e traspirare degli animali e oscurati dalle ragnatele grasse e storiche come piacevano a Romano Levi. Due vacche un toro un cavallo da lavoro e un’asina gravida abitavano la stalla . L’omino era zompettato tra la paglia ed giass ambusà e salito” an tra gruppia sota ra trapa “ mi diceva : < bèica che bèl! > e mi indicava il vitellino nell’angolo tra due assi e il muro. Mi avvicinai spaventando decine di porchin chiazzati che incuriositi per un estraneo si rintanarono chi tra i balòt di paglia e fieno e chi sotto la greppia. L’odore di fieno ,busa e acidulo del latte non dava fastidio e lasciava trasparire l’umanità dell’abitazione. Cichinot ,per niente impaurito dal mio arrivo ,continuava a essere eccitatissimo per la nascita. Saltò giù e < o rè na stamatin prest! Mi dorm da dlà e rò pà sentì gnènte!> Diede una carezza al cavallo e una all’asina e spinse la porta della camera adiacente la stalla, aveva la carrucola e una pigna di ghisa arrugginita per bilanciare e tenerla chiusa,
mi chiamò con un gesto trattenendomi la porta che aveva un pannello con scolpita l’immagine della Madonna con il Bambin Gesù. Pur così vicina alla stalla la camera odorava di juta dei sacchi di grano e di canfora e lavanda del cassettone con specchiera . Si sedette su di un sacco con un saltino e sempre più sembrava un elfo dei boschi, la cappellina troppo grande sembrava piegare le orecchie ma lasciava trasparire un sorriso e uno sguardo angelico.
< Antes let jè mortie me nono Felice , o rà dime: prega Cichinot e mi ro scotòro.!> Fissava il crocefisso con il simbolo della morte e sorridendo mi disse : ti tsei n’om brao perché tèm dèi tedia! (tu sei un uomo bravo perché mi stai ad ascoltare!). Il letto ad una piazza era alto e con la testiera raffigurante una scena di caccia con alcuni animali ed un cane che sembrava loro amico, dietro a un albero faceva capolino un musetto simile a Cichinot . Si sdraiò nel letto e io mi sedetti su di un sacco. Fissai il sole del pannello in fondo al letto e vidi una luce intensa che mi toccò il cuore .Distolsi lo sguardo e cercai Cichinot. Credetti fosse sprofondato nel sacco “ed feuje ed meira!! Mi alzai , non c’era più. Alzai il sacco,guardai sotto il letto, pensai a uno scherzo , nella stalla solo il vitellino muggì quasi a salutarmi ,non vidi mai più Cichinot. Chiesi ad Anin che mi comprò una serie di bottoncini di madreperla,mi disse : < èti bèivù Miglio? Cichinot o rè mort an tra stala tanti agn fa o jera mè fratel ,o rà pi nen parlò dop co rà vist meure er nono! O pregava e o fissava er crocifiss, in bel dì r’oma trovaro an s’in balòt con tuti i porchin chi ro bèicavo”
M’incamminai verso la cascina successiva e da allora io, Miglio di professione girolon ambulante sentìi la voce di Cichinot che mi sussurrava : < ti tsei n’om brao tei dame tedia>.
Vidi le rondini felici comunicare la loro gioia e darsi baci per festeggiare la nascita dei rondinini e l’ultimazione dei nidi. Son morto felice su di un letto di foglie di meliga ricco degli insegnamenti di tanti Cichinot e Anin

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