Da Romano e Lidia Levi
Nel cortile di Romano e Lidia Levi mi è venuto il desiderio di ricordare Neive degli anni cinquanta.
Paolin ‘d Ross,figlio di Carlin er Moriné abitava ar morin sul Tinella,dal ponte che porta in Rivetti. Il papà di Paolo,vedendomi vangare,ero ragazzino e volevo aiutare la mamma a dissodare un pezzetto di terra per seminare l’insalata,mi osservò un po’, quindi vedendomi paonazzo e sudato mi consigliò: < Ciapa poc> riferendosi alla zolla di terra che volevo rivoltare,<Ciapa poc!> mi ripetè.Gli sorrisi pensando scherzasse.Solo quando rimasi con il manico della vanga rotto tra le mani capìi cosa intendeva dire Carlin.Se ne andò sconsolato sicuramente pensando: <I gioo i scoto nen e devo bate o nas per per fese esperienza!>.
Bepe d’en Rivèt mi ricorda sua mamma Francesca e il papà Gepin che quando si andava a portare la bombola del gas ne approfittava per far due parole e <Siediti Michelino>
M.-<No grazie ,andiamo ,voi dovete pranzare>
A-<E ben ti et bèivi in biciél èd vin. Quando ero da servitò e andavo con er padron,si capitava in qualche casa dove stavano mangiando e mi offrivano da bere,ma veramente , mi r’ava na fam da cotèl e m’amncalova nen a dije dame co na fetta ed bergonsola.Quindi se vno fa piasì,mangé chèicos!> Al che ricordo lo sguardo di Michelino,mio padre che con una risatina alludente mi disse:<Ti èt rei sicur na fam da cotèl neh?.>Arrossendo presi il panino che mi offriva Francesca e …..rivedo lo sguardo soddisfatto del papà di Beppe,contento di aver azzeccato l’aneddoto.
Beppe d’en Rivèt mi racconta di Romano che un giorno in cui venne a portargli er rape(le vinacce) gli chiese se nella cantina avessero dei Taragnà (ragnatele) perché “o vrava anrasesse”(voleva creare una comunità di ragnatele. )La settimana dopo lo videro arrivare in Rivetti con la bicicletta, raccolse in un sacchetto un po’ di ragnatele e ragni, ringraziò e contento come un bambino se ne tornò.
Sergio ‘d Fer
Che coincidenza,il cognome Ferro,lavorava il ferro e ai miei occhi di ragazzino,Sergio, il componente principale “’d ra forsa” gruppo con Roman,Mario e Tomasin era di ferro.Alto ,grandi mani callose,sguardo duro ma con un cuore enorme lasciavi trasparire una sofferenza che ti rendeva affascinante.Quando ti rivedo ora, col passo lento e il volto scavato dagli anni,mi piace ricordare. Mi portasti per tartufi e per burlarmi mi facesti prendere un cestino abbastanza grande.Salìi sulla Vespa sulla sella posteriore,davanti avevi il cane e lo zappino.Andammo “antèr sarzére”.Il cane cercava ma fiutò solo un pallino grande come una nocciola. Mi guardasti,preoccupato di avermi deluso. Rammento solo la felicità per l’esperienza con “er mè amis ed fér.”
Dorin er Triforao
Minuto ,con il passo svelto,passava per il paese con il cane da Tartufi.I pompeur,seduti davanti al Bar da Talina ,lo chiamavano.Lui faceva una risata mefistofelica e con il bastone indicava a Taboi di non fermarsi.Dicevano che maltrattava i suoi cani da tartufi e per questo non era ben visto.Qualcuno lo giustificava col fatto che viveva da solo e “o rè nen trop apost”.
Lo ricordo col foulard a quadrettini annodato al collo,il bertin sponsorizzato da una marca di macchine agricole,la casadora verde(giacca da cacciatore) e i pantaloni rimboccati nei gambaletti verdi Superga.Veniva da Michelino a comprare la batteria 100 ore Superpila per la lampada da trifore e” an sra paciora” si faceva mettere un po’ di benzina nell’accendino per le sigarette.Le dita erano ingiallite dalle sigarette di trinciato, le labbra avevano pezzi di cartina e tabacco,ra bochera .
Gli occhi piccoli e chiari,i baffetti ingialliti dal fumo e i denti guasti anneriti dalle carie. Lo tengo nei ricordi come un ragazzino invecchiato che continuava a giocare con i suoi cani.
Come direbbe Nando”o iéra pà cativ!”Forse era un folletto!

Nessun commento:
Posta un commento